Quale icona musicale per un pensiero non conforme?

domenica 2 novembre 2008

Lettera agli studenti protestanti...



Considerazioni sulle proteste di piazza degli ultimi giorni


Protestate protestate, qualcosa resterà: resteranno i Baroni, che tengono le cattedre per decenni, salvo cederle poi a figli, nipoti, amanti e figli e nipoti delle amanti.
Protestate protestate, qualcosa resterà: resteranno le università diroccate e stanche e le sedi distaccate inutili e scomode.
Protestate protestate, qualcosa resterà: resteranno le decine di corsi di laurea con un solo iscritto e le centinaia di corsi con due, tre, quattro iscritti.
Protestate protestate, qualcosa resterà: resteranno i libri di testo da cento euro, le edizioni aggiornate con dieci virgole diverse, i biglietti da mille nelle mani dei professori che li scrivono.
Protestate protestate, qualcosa resterà: resteranno le spese di rappresentanza dei vostri atenei, che per voi non spendono nulla.
Protestate protestate, qualcosa resterà: resteranno a interrogarvi gli assistenti figli dell'amico del professore.
Protestate protestate, qualcosa resterà: resterà forse questa università italiana, malata terminale eppure mai moribonda.

Ma soprattutto voi resterete l'unica generazione nella storia dell'uomo, a essere scesa in piazza per difendere i privilegi dei padri, anziché, con cortesia e garbo, come si conviene tra gentiluomini, metterli alla porta.
Non invocherò per voi la polizia, ma una tortura ben peggiore: la pulizia. La pulizia dei vostri animi e delle vostre coscienze in malafede.
Ricordate, o imparateli, se non li avete mai sentiti, i versi di Bob Dylan: Your sons and your daughters are beyond your commandYour old road is rapidly agin'. Please get out of the new one if you can't lend your hand for the times they are a-changin'.

Note alternative




Una lettura più che consigliata: per capire chi e cosa siamo stati anche attraverso sette note.



"Note alternative. La musica emergente dei giovani di destra” di Cristina Di Giorgi (Trecento edizioni) è il primo libro fino ad ora pubblicato su un fenomeno duraturo e complesso come la canzone politica della nostra area.
Per quasi quarant’anni molti giovani militanti hanno scelto di mettere in musica le loro tensioni ideali e politiche, il loro modo di vedere la vita e i loro sogni, scrivendo migliaia di canzoni che, nella maggior parte dei casi, sono rimaste fuori dal circuito commerciale tradizionale e quindi per lo più sconosciute al grande pubblico.
Questo immenso patrimonio non solo musicale costituisce, per l’ampia gamma di temi trattati e per il costante adeguamento all’evoluzione del linguaggio musicale e al mondo tecnologico, un fondamentale ponte di comunicazione tra i ragazzi di destra e il restante mondo giovanile.
La musica alternativa è quindi un’espressione di cultura in continua crescita, che sta oggi assumendo dimensioni e visibilità un tempo impensabili.
Questo libro, che si propone di essere un punto di partenza nell’analisi e nella conservazione di un patrimonio musicale e ideale senza precedenti nella storia del nostro paese, ripercorre la storia del fenomeno musicale alternativo, dalle origini fino alle iniziative e produzioni degli ultimi anni, che hanno visto un fiorire continuo di nuove idee, a testimonianza dell’incredibile vitalità ed entusiasmo che circonda la musica di destra.
Per info e/o acquisti si può contattare l’autrice al seguente indirizzo cri@haxar.net

Se finiso in coma vi prego di lasciarmi come sto



Di Giuliano Ferrara. Tratto da Panorama 6 Novembre 2008


Se me lo chiede la direzione del giornale, contratto alla mano, allora il mio testamento biologico lo scrivo senza problemi di pudore o di superstizione. Il punto di partenza è che non voglio essere aiutato a morire in vita, spero invece di essere aiutato a vivere la mia morte. Spero mi si abbandoni alla mia libertà di morire, alleviando per quanto possibile la sofferenza che precede la morte e legittima la vita. Se lo mettano bene in testa quelle strane persone, Corrado Augias&C, che girano nelle loro rubriche con degli strani kit pieni di veleni appositi, facendo finta di essere europei e protestanti, atei e materialisti, mascherando umane paure e ridicole ideologie nulliste sotto le sembianze di una procedura baciata dal vento del progresso e dalla consapevolezza scientifica.
Non voglio il suicidio assistito. Non voglio la loro assistenza. Se impazzisco di disperazione, ci penso da solo a fottermi. Aiuto a morire i miei animali che non sanno di morire sebbene sentano la fine. Io invece sento e so, dunque sto con il poeta Vincenzo Cardarelli che voleva morire, sì, ma non essere aggredito dalla morte.
Spero di essere circondato da persone che mi amano. Questa è la cura di cui non avrei mai abbastanza. Questo conforto dell'umanità è il sostituto di quel riposo in Dio che mi spetta e non mi spetta, in quanto non credente. Che amino me o, attraverso di me, l'immagine divina restituita da un essere umano, non fa una grande differenza. Anzi: alla fine, verso la fine, è la stessa cosa.
Qualcuno dirà: non fare il furbo. Parlaci in modo asciutto del fine vita. Spiega la procedura che solleciti sia messa in opera alle strutture sanitarie e dicci quali norme sono quelle giuste secondo te, parla la lingua del sanitariese. Ma io non posso. Spiegherò bene ora che cosa intendo come mia ultima volontà, renderò omaggio al narcisismo di un'epoca in cui anche il testamento non riguarda più gli eredi ma il trapassato stesso e il suo trapasso, ma non credo esista il fine vita: esiste il morire. Non esiste il fine cura: esiste l'abbandono disperato, la fine dell'amore, il rifiuto della carità per abbondanza ideologica.
Se finisco in coma, vi prego di lasciarmi come sto, come Nino Andreatta e Ariel Sharon, come Eluana Englaro. Se vi sarà difficile curarmi, se sarete assaliti dalla disperazione, disidratatemi pure, affamatemi, non ve ne vorrò, perché è una prova dura, e non solo lì con voi a cercare di superarla insieme, quindi non accampo diritti assoluti. Ci sono, e non ci sono. Ci siete, e non ci siete. Ma non fate stupide leggi, e feroci, che prescrivano di disidratare e affamare la gene che dorme pesante, limitatevi se del caso a un comportamento socialmente egoistico, senza farne un chiavistello per affermare una concezione non cristiana della vita e della cura, aprendo la porta al Diavolo con il grimaldello della norma. Finché c'è qualche buon cristiano che mi porta un bicchier d'acqua, lasciatelo venire.
Le cure, le macchine, la vita artificiale… decidete voi a spanne, con senso di umanità , che è qualcosa di diverso dall'astrattezza della giustizia. Decidete voi. A me la vita artificiale non piace, anzi mi spaventa, ma se devo fissare qui una volontà so che sarà menzognera, so di non sapere quanto attaccato alla vita potrei essere in futuro. Ascoltate quel che ho da dirvi, ed eseguitelo con compassione, se avrò la coscienza e le facoltà di comunicare con voi.
Lasciatemi riposare in pace per sempre se ve lo chiederò, quando sia un ritrovato tecnico a impedirlo, e io non voglia ricorrervi. Ma non prendetemi a esempio per fare le leggi, non mandatemi in onda, non affidatemi un partito politico, non stabilite norme di cui la società potrebbe pentirsi quando, così raramente, alza gli occhi al cielo.