Il no Irlandese all'Europa...Giunge un no, inatteso solo tra le mura chiuse dei palazzi del potere
E' un grido, agli occhi dei politici e dei finanzieri che ignorano il prezzo del latte, barbaro e cruento.
Un grido che giunge da una terra che ha già respinto, col sangue dei suoi figli, le mani dell'oppressione, e ora lo fa con lo strumento piu' democratico, che i democratici ora disconoscono: il voto, e la maggioranza popolare.
Su tutte, le dichiarazioni di Carlo Azeglio Ciampi, stumento della peggiore tecnocrazia finanziaria Europea, che ha accusato gli Irlandesi di "voto ignorante".
Una vecchia solfa, questa: il popolo va bene finchè si adegua e vota come fa piacere; dopodichè adieu e il popolo torna ad essere coglione e incolto.
Non è un caso che il "No" a quest'Europa (perchè è bene precisarlo: a questa Europa) venga da un popolo che ha radice identitarie piantate in secoli di storia nazionale.
Radici che non sono quotazioni di borse, parametri economici, regolamenti e direttive.
Radici religiose, in un'Europa che nega ogni riferimento alla trascendenza e al Divino.
Radici non omologabili, in un'Europa incapace di riconoscere le differenziazioni culturali.
Radici di appartenenza, in un'Europa che si apre a ogni dove dimenticando la sua storia dentro di sè.
Dai prati dell'Irlanda, passando per le sue Chiese, le sue scogliere e le sue croci, s'alza un grido, che non deve rimanere inatteso.
Quest'Europa, capace solo di affamare i popoli con i suoi meandri burocratici è destinata a fallire.
Serve un Europa essenziale: forte militarmente non meno che economicamente, che faccia delle diversità una ricchezza, che dia risposte ai pianti delle sue genti, che sia fortezza e baluardo di identità.
Un'Europa forte nella pace, garante di sicurezza interna ed esterna, di speranza e di futuro.
Non è difficile: quest'Europa deve solamente essere sè stessa...