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martedì 4 marzo 2008

UN ATTO D'AMORE PER L'ITALIA


L'intervento di Gianni Alemanno su Alleanza Nazionale e Popolo della Libertà


Anche a Fiuggi abbiamo sofferto, anche a Fiuggi il cambiamento era stato repentino, ma abbiamo sacrificato le forme del passato per fare un grande atto di amore nei confronti dell’Italia. Tutto questo non deve essere vuota retorica, chiacchiere per nascondere qualche comodo trasformismo. Oggi, ancora una volta, siamo chiamati a una nuova sfida: creare un grande soggetto politico per cambiare l’Italia. Lo percepiamo tutti: ci troviamo a vivere un momento di cambiamento e dobbiamo, per il bene dell’Italia, riuscire a gestirlo e a governarlo fino in fondo. I quadri e dirigenti di Alleanza nazionale sono chiamati ad affrontare questa fase estremamente importante per la vita politica italiana, senza paure ma anche senza trionfalismi infantili. Occorre affrontare questo evento con il realismo e con la consapevolezza necessari nei grandi momenti storici e nei passaggi politici fondamentali. Altrimenti, si rischia di procedere troppo lentamente, col freno a mano tirato, senza riuscire a cogliere le grandi occasioni politiche che ci sono di fronte; oppure di andare troppo veloci, in modo disinvolto, con il rischio di scivolare sulle prime avversità. Gli uomini e le donne di An devono tirare fuori la loro parte migliore: il realismo, il senso di responsabilità e il radicamento nei valori, e trasferirli all’interno del Popolo delle libertà. Con la consapevolezza che nessun grande cambiamento politico è stato promosso e governato da piccoli partiti. Quando si deve marcare un’impronta politica forte, quando bisogna imprimere a una comunità nazionale una grande accelerazione per il cambiamento, questo può essere fatto soltanto da grandi formazioni politiche in grado di raccogliere un ampio consenso.An aveva già creduto in questa sfida, lanciando, prima della nascita del Pdl, il progetto “Alleanza per l’Italia”. Di fronte alla retorica del declino e ai problemi del nostro Paese, c’è bisogno di qualcosa di più grande di An: c’era e c’è bisogno di una grande alleanza di tutte le forze che vogliono dire “no” al declino e che vogliono costruire un destino diverso per la nostra nazione.Oggi siamo di fronte a una sfida epocale, che deve essere affrontata con la massima determinazione e con la convinzione che, se non saranno invertite le attuali tendenze, la situazione del nostro Paese potrebbe diventare davvero drammatica. Viviamo in tempi di emergenza e di cambiamento, che richiedono una politica all’altezza delle sfide in atto: se le comunità nazionali non si svegliano, non cambiano radicalmente e rapidamente pelle, rischiano di non riuscire a sopravvivere neanche più come unità statuali. Questo è il quadro che abbiamo di fronte. Guai, in questi momenti difficili, a pensare solo al proprio particolare, a contemplare con splendida attenzione il proprio ombelico. Questo è il tempo in cui si deve ripartire dalle basi ideologiche, programmatiche e culturali che da sempre ci hanno caratterizzato. Infatti, ci siamo sempre ispirati all’idea che, prima dei partiti e prima delle appartenenze particolari, ci fosse il bene comune rappresentato dall’Italia, un bene comune di fronte al quale si deve essere in grado anche di sacrificare se stessi e i propri interessi particolari. Questa è l’idea con cui dobbiamo accostarci alla nascita del Popolo delle libertà. Ma occorre costruire bene l’architettura di questo nuovo soggetto politico.Il rischio è, infatti, quello di cadere di nuovo nel vecchio equivoco: quello di ritenere che sia sufficiente dar vita ad una generica realtà moderata, più o meno centrista, nella convinzione che le elezioni si vincano al centro, dicendo le cose più sbiadite possibili. È vero che ci vuole una grande alleanza per l’Italia, ma questa grande alleanza non deve essere generica, priva di direzione né di determinazione; essa non può fare a meno dei nostri valori. Questo nuovo soggetto politico sarà davvero utile all’Italia solo se sarà fondato sulla pari dignità tra il centro e la destra. Ciò significa costruire il partito su due pilastri: la libertà e l’identità. Fino ad ora nel centro-destra si è parlato di più di libertà: il “Polo della libertà” e la “Casa della libertà”.Oggi parliamo di “Popolo della libertà” perché, per noi, popolo significa identità. Libertà è il primo termine fondamentale, che raccoglie, dentro la nostra aggregazione, le spinte liberali, ma che esprime anche quel bisogno di reagire a tutte le incrostazioni, a tutti i blocchi, a tutti gli appesantimenti che l’Italia ha ereditato dalla prima Repubblica e dall’egemonia culturale della sinistra. Ma la libertà da sola non basta. Il nostro progetto politico deve essere sostenuto anche dal valore centrale dell’identità: l’identità è il patrimonio che la destra porta in dote al nuovo soggetto politico. Quando si chiede pari dignità tra destra e centro, si intende la capacità di formulare un messaggio e di dar corpo a un patrimonio programmatico, culturale e valoriale che mettano insieme definitivamente questi due principi, e che non facciano più oscillare, né nel linguaggio, né nel programma, né nella formazione dei quadri dirigenti. Non bisogna più dimenticare quanto, oggi, in un contesto globalizzato, siano imprescindibili l’affermazione e la difesa dell’identità dell’interesse nazionale, ma anche dell’identità delle persone, delle famiglie, delle comunità e dei territori.Occorre fare alcune considerazioni su come dobbiamo costruire il nuovo partito. Innanzitutto deve essere chiaro che Alleanza nazionale non si è sciolta: il nostro partito di origine continuerà ad esistere fino a quando non sarà celebrato un grande congresso nazionale che dovrà valutare i passi successivi. Dovremo infatti allora essere sicuri che il nuovo soggetto politico sia ispirato a regole di vera partecipazione, ai nostri valori, ai nostri programmi, e animato da una classe dirigente all’altezza della sfide di governo; insomma, An deve rimanere il nostro principale strumento per governare questa fase di transizione, e non è escluso che alla fine si opterà per una struttura confederata in cui i partiti originari continuino ad esistere, sia pure in una cornice unitaria.Ma non basta, siamo tutti tenuti a compiere un salto di livello incentrato sulla qualità dei comportamenti, a partire da quelli personali, incarnando sobriamente i nostri valori di riferimento. Dobbiamo far nostro un nuovo modo di essere, di governare e di fare politica, che si traduca in risultati concreti. Se vinceremo, la nostra prossima esperienza di governo sarà fondamentale per il futuro della nazione. Comprendo il disagio che molti stanno vivendo in questa fase, ma, per essere noi stessi, più importante di un simbolo è la capacità di incarnare i nostri valori in comportamenti che possono rappresentare la vera differenza antropologica da portare dentro la politica italiana. Anche a Fiuggi abbiamo sofferto, anche a Fiuggi il cambiamento era stato repentino, ma abbiamo sacrificato le forme del passato per fare un grande atto di amore nei confronti dell’Italia. Il punto è che tutto questo non deve essere vuota retorica, chiacchiere per nascondere qualche facile trasformismo. Oggi, ancora una volta
, siamo chiamati ad una nuova sfida per cambiare l’Italia. Non possiamo tirarci indietro.

DAL NEOFASCISMO ALLA NUOVA DESTRA - LE RIVISTE 1944-1994



“Dal neofascismo alla nuova destra – Le riviste 1944-1994” Il nuovo libro dell'amico Mario Bozzi Sentieri: x info e acquisti: mariobozzi@libero.it


La storia della destra italiana, attraverso le riviste che ne hanno segnato un cinquantennio. Dai primi fogli di dibattito politico (Rosso e Nero, Rataplan, Imperium) ai giornali che accompagnano e sostengono la nascita del Msi (Meridiano d’Italia, La Rivolta Ideale, Lotta Politica), dalle riviste “giovanili” (La Sfida, Carattere, Cantiere) ai grandi settimanali (Candido, il Borghese), fino alle riviste della “diaspora” missina (Ordine Nuovo, L’Orologio, Secolo XX), dalla stagione della “cultura di destra” (la Destra, Intervento, La Torre) alle “iniziative parallele” (Eowyn, Dimensione Ambiente,Linea), dal protagonismo giovanile alle “nuove sintesi”, al dibattito degli Anni Novanta.Le riviste, nel lungo itinerario dal neofascismo alla nuova destra, come luoghi ideali attraverso i quali, in fasi diverse, si ricompone un’identità e si chiama a raccolta un mondo umano e politico, segnato dalla sconfitta, ma non sconfitto interiormente; si tenta di spezzare l’ambiguo rapporto venutosi a creare tra “entrismo” politico ed omologazione; si ha l’ambizione di coniugare una strategia di più ampio respiro rispetto al mero cabotaggio parlamentare; si dà voce a filoni culturali spesso in contraddizione tra loro, ma nei quali si ritrovano i nomi più significativi della migliore tradizione italiana ed europea.Con questo insieme di ambizioni, la pubblicistica di “destra”, nata e sviluppatasi tra il 1944 ed il 1994, oggetto di questa originale ricerca, diventa strumento di dibattito, d’informazione, di “testimonianza”, ma anche espressione di tante microcomunità politiche e culturali, spesso la ragione stessa del loro esistere.Le riviste dunque come bandiere, strumenti identificativi, ma anche come messaggi lanciati per creare un contatto con la realtà, per interpretarla, cambiarla, incidere su di essa, ben oltre ogni visione “nostalgica”: una Storia intellettuale da riscoprire e su cui riflettere.

UNA MANO AI PAPA' SEPARATI



La proposta di legge regionale presentata da Alessio Saso per sostenere i padri separati


Il consigliere regionale di AN Alessio Saso, ha presentato nei giorni scorsi, una proposta di decreto legge sulle misure a sostegno dei padri separati in situazione di difficoltà. “I padri separati, che oggi vogliono vivere pienamente il proprio ruolo genitoriale - dice Saso -, sono penalizzati da un pregiudizio sociale ancora fortemente radicato anche nella prassi giudiziaria, nonostante la recente approvazione della legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 sull’affidamento condiviso, e, nonostante il riconoscimento dell’importanza di entrambi i genitori, la dichiarazione della parità di diritti tra i sessi e la tutela dei minori".
"Il padre è costretto a lasciare la propria casa - aggiunge il consigliere regionale di AN -, quasi sempre assegnata alla madre, e finisce per avere minori reali diritti per l’esercizio del ruolo educativo e formativo dei propri figli. Ora, se consideriamo che oltre la metà dei separati con figli minori appartengono ad un ceto medio impiegatizio e che l’orientamento dei giudici è di fissare in un terzo dello stipendio il mensile che il padre deve versare per i figli, è evidente che spesso finiscono per trovarsi in una condizione, in cui non sono in grado di continuare a vivere la propria paternità, e sono addirittura a rischio povertà. La mia proposta si pone come obiettivo quello di assicurare ai padri separati in situazione di difficoltà il diritto ad un sostegno per consentire loro di recuperare e rafforzare la propria autonomia, in buona sostanza intende dare risposte concrete alle giuste istanze, finora raccolte unicamente dalle varie associazioni dei padri separati.
Il Daddy’s Pride alla Maratona di Roma di domenica 18 marzo, al quale hanno aderito associazioni da tutto il mondo, ne è la riprova e dimostra quanto il tema sia di scottante attualità La Regione promuove quelle iniziative atte a ristabilire condizioni di effettiva parità di diritti tra uomo e donna nello svolgimento del proprio ruolo genitoriale in regime di separazione, nonché di tutela del minore nel beneficiare della presenza di entrambi i genitori, ponendo sul tema specifico, la Liguria in posizione di assoluta avanguardia rispetto alle altre Regioni italiane. Nel dettaglio l’art. 4 individua nei Centri di Assistenza e Mediazione Famigliare lo strumento più idoneo a sostegno dei padri separati in situazione di difficoltà, l’art. 5 indica i programmi di assistenza e mediazione famigliare da favorire, l’art. 6 demanda alla programmazione in materia sociale e abitativa l’individuazione delle risorse da destinare alla realizzazione dei programmi e l’art. 7 prevede una costante azione di monitoraggio sull’impiego delle risorse e sull’efficacia degli interventi.
Trattandosi di interventi - conclude Saso - che vedono quale obiettivo principe quello di ristabilire condizioni di reale parità di diritti tra i ruoli genitoriali, nonché di tutela dei diritti del minore, confido nella più ampia condivisione da parte di tutte le forze politiche di questa proposta".