Quale icona musicale per un pensiero non conforme?

lunedì 8 settembre 2008

Dieci anni senza Lucio Battisti



Eppur non mi son scordato di Te


Dieci anni senza Lucio Battisti.
Così verrebbe naturale iniziare un articolo che ricordi l'angelo di Poggio Bustone, a dieci anni dalla sua scomparsa.
Eppure, la mia generazione, i trentenni che musicalmente sono cresciuti a 883 e Ligabue, non ha mai "avuto" con sè Lucio Battisti, a differenza di genitori e zii che l'hanno accompagnato dal successo e l'esposizione mediatica fino al volontario silenzio.

Non abbiamo lottato per Battisti e la sua insostenibile leggerezza dell'essere contro l'impegno musicale a tutti i costi.
Nessuno di noi ha mai visto Battisti dal vivo, e nemmeno in televisione: non a Sanremo, non al Festivalbar.
Battisti e filmati d'epoca, compaiono spesso, alle ore più impensate, in programmi un pò retrò e un pò vintage, eppure non si gira canale, al comparire di quelle immagini sbiadite, imperfette, dal suono impreciso.
Lucio Battisti si è imposto di per sè: nelle prime note che si imparano per suonare una chitarra, solitamente la Canzone del Sole o Acqua Azzurra, e fin quando sono esistiti i Juke Box, veniva quasi naturale, subito dopo o subito prima l'ascolto del pezzo estivo destinato a durare due settimane, selezionare un vecchio pezzo di Lucio, eppure ascoltato mille volte.

Lucio Battisti è stato le grigliate in spiaggia, in cui alla fine comunque si suonava lui, i pianti e i sorrisi delle delusioni amorose, una porta sempre aperta in cui gettarsi.
Eppure, Lucio Battisti, per noi trentenni è stato qualcosa di ricevuto, di dato per scontato per certi versi.
Non ce ne siamo potuti impossessare piano piano, e non abbiamo potuto vederlo crescere con noi e oltre noi.

Le sue canzoni ci sono state consegnate: prendere o lasciare.
E la maggior parte di noi, ha preso, senza discutere.
Perchè "i pensieri e le parole" di Battisti si autoaffermano, non si devono spiegare.
E ci rendiamo conto, passo dopo passo, fatica dopo fatica, che buona parte di ciò che facciamo, viviamo, pensiamo, sta lì, racchiuso in quelle note e in quei testi.
Forse, se di qualcosa dobbiamo essere grati a chi ci ha preceduto, è l'averci consegnato intonsa la grandezza di quest'uomo, umano troppo umano, eppure capace di portarti via dal quotidiano umano, pur vivendolo, soffrendolo e cantandolo.

Nessuna commemorazione politica, oggi.
Chi sa sa, e non ha bisogno di analizzare, scandagliare, pesare le parole.
Lucio Battisti è stato un pensiero capace di pensare sè stesso.
Lucio Battisti è vivo, e canta insieme a noi.